La Cina possiede il 7 % delle terre coltivabili del mondo, ma deve provvedere alla nutrizione del 20 % della popolazione mondiale.
Ovviamente ciò va contestualizzato in una prospettiva di sviluppo economico; esso sta generando un aumento del consumo di cibo pro-capite, con una maggiore presenza di carne e latticini nella dieta dei cinesi, per cui, destinata anche all'allevamento degli animali, la domanda di cereali è in continua crescita. A ciò va aggiunta la perdita di terreno agricolo, dovuta principalmente ad una conversione dell'uso, compensata solo in parte dall'aumento della produzione agricola. Il Paese, perciò, da tempo non è più autosufficiente in quanto a produzione cerealicola, ed è costretto ad importarne enormi quantità dall'estero. Ciò spiega quindi la sua ricerca di terreni all'estero.
Già una decina di anni fa, Pechino si è rivolta a Cuba e Messico per affittare terre per la produzione alimentare. Secondo notizie raccolte dall'Istituto Internazionale di Ricerca sulla Politiche Alimentari (IFPRI), la Cina avrebbe in sospeso col Mozambico un accordo che prevede l'investimento di 800mila dollari per portare la produzione di riso da 100mila a 500mila tonnellate; l'accordo è avversato dall'opposizione politica del Paese. Vi sarebbe anche un accordo tra la società statale cinese ZTE International e la Repubblica Democratica del Congo per la messa a disposizione di 2,8 milioni di ettari di terreno per la produzione di palma da olio per biocarburanti. Nel 2008, la società statale cinese Chongqing Seed Corp. si è assicurata 300 ettari di terreno in Tanzania per la produzione di riso. La stessa azienda è presente nel Laos dal 2005 per coltivazione del riso. Pechino ha, inoltre, avanzato allo Zambia una richiesta per l'affitto di 2 milioni di ettari per la coltivazione della jatropha, utile per la produzione di biocarburante. Un importante accordo sarebbe in sospeso tra una società cinese e le Filippine; in esso è contenuta la richiesta di affitto di 1,24 milioni di ettari di terreno. Una società privata cinese ha stipulato e attuato un accordo col Camerun per la disponibilità di 10mila ettari di terreno per la produzione di riso.
Molto spesso gli investitori privati sono sostenuti finanziariamente dai governi e dai fondi sovrani, e ciò rende meno agevole una separazione tra il pubblico e privato. La Cina offre un esempio anche di questa compenetrazione. La COFCO (China National Cereals, Oils and Foodstuffs Import and Export Company) è chiaramente una azienda statale, ed era impegnata nelle negoziazioni con Mozambico per la concessione di terre per la coltivazione di riso e soia, ma queste sono state sospese. La società statale Yunnan Rubber, sembra abbia acquistato 160mila ettari di terreno in Laos per la coltivazione della gomma. Altre aziende però, pur risultando formalmente private, possono essere indirettamente controllate da società statali, per cui è difficile compiere una netta e sicura classificazione dell'investimento. Nel caso della Cina, non va dimenticato il capitale in entrata. Risulta infatti che la Goldman Sachs abbia acquistato in Cina 10 allevamenti di pollame per 300 milioni di dollari, e allevamenti di maiali per un valore tra i 150-200 milioni di dollari.