La vittoria dell' Anc di Jacob Zuma nelle elezioni di Aprile 2009 conferma la volontà del popolo sudafricano di continuare a sostenere il gruppo dirigente che dalla fine dell'apartheid domina lo scenario politico nazionale.
L'ascesa di Zuma riflette le dispute interne al partito e in particolare la rivalità con Thabo Mbeki, accusato di intrattenere legami sospetti con la magistratura.
Sostenuto dalla sinistra radicale e aperto alle diverse fazioni politiche, il nuovo Presidente ha il difficile compito di coniugare crescita economica e sviluppo sociale, nonché correggere le politiche liberiste del predecessore, che secondo Zuma avrebbero aumentato il divario sociale.
Nonostante la nascita di una classe media tra la popolazione nera, il Paese soffre infatti di ineguaglianze sociali radicate sia presso le periferie urbane che nelle campagne. Un terzo della popolazione vive con meno di due dollari al giorno e secondo il FMI il tasso di disoccupazione nella popolazione nera toccherebbe quasi il 40%.
La lotta alla violenza (Johannesburg è tra le città più pericolose al globo) e quella contro la piaga dell'Aids ( si stima intorno al 18% il tasso di persone con l'HIV) sono tra le priorità dell'attuale governo in materia di sanità e ordine pubblico. Contrariamente a Thabo Mbeki, che aveva sempre pubblicamente ridimensionato il pericolo AIDS, Zuma ha riconosciuto la necessità di porre un argine al fenomeno assegnando uno specifico mandato in tal senso al Ministro della Sanità Aaron Motsoaledi.
Altra priorità del governo è la riorganizzazione del sistema di pubblica istruzione nazionale, uno dei più inefficienti al mondo, ora affidato al Ministro Angie Motshekga
Il primo anno della presidenza Zuma non è stato tuttavia l'anno delle attese riforme: sia la difficile situazione economica, che ha impedito di diminuire la disoccupazione, sia la composizione eterogenea dell'alleanza di governo hanno finora impedito il mantenimento degli impegni elettorali.
La recente crisi globale ha indotto il Paese in recessione, a causa della riduzione delle esportazioni legate all'estrazione di diamanti e platino.
I timori degli investitori internazionali per una possibile sterzata a sinistra dell'esecutivo sono stati però smentiti: il Ministro delle finanze Pervin Gordham continua a perseguire una politica macroeconomica restrittiva atta a contenere l'inflazione e favorire gli investimenti diretti esteri, in linea con la precedente amministrazione.
I sindacati, COSATU in testa, denunciano l'incongruenza del governo in materia fiscale e monetaria rispetto alle promesse fatte in sede di campagna elettorale e promettono contestazioni e scioperi: Zuma può però contare sui fondi stanziati per la preparazione dei mondiali di calcio, che rappresenteranno un volano per la ripresa dell'economia interna grazie alla creazione di nuove infrastrutture e servizi.
La linea di politica estera del neo Presidente presenta elementi di continuità e discontinuità rispetto a quella del predecessore. Zuma continua a vedere nella stabilizzazione dello scenario regionale attraverso l'Unione Africana una delle condizioni essenziali per lo sviluppo del continente.
Al contempo i rapporti con la Cina, la cui intraprendenza era avvertita da Mbeki come pericolosa per gli equilibri geopolitici africani, sono ora ottimi: la potenza asiatica è vista dal nuovo governo come un partner su cui investire, soprattutto dopo la caduta della domanda europea di ferro e carbone.