POLITICA

La Siria verso la fine dell’isolamento, tra riforme economiche e relazioni internazionali

07 Mar 2010 | BY STEFANO TORELLI     

La Siria punta ad uscire dall’isolamento internazionale cui sembrava destinata fino a soli due anni fa. Risultano decisive le riforme che il governo di Damasco sta avviando in campo economico e gli importanti sviluppi delle proprie relazioni internazionali e regionali.

Il Paese, infatti, si trova nuovamente al centro degli importanti sviluppi dell’area mediorientale e, come accaduto già in passato, sta tornando ad essere una pedina fondamentale nella determinazione degli equilibri del Medio Oriente. Se fino al 2008, infatti, la sua vicinanza con l’Iran e il sospetto appoggio a gruppi armati presenti nella regione (in chiave anti-israeliana e per il controllo del Libano) avevano posto Damasco al di fuori della comunità internazionale e avevano fatto figurare la Siria al fianco del cosiddetto “Asse del Male” da parte dell’ex Presidente statunitense George W. Bush, le cose stanno cambiando. Ciò è dovuto in parte alla mediazione di due attori influenti come la Francia a un lato e la Turchia dall’altro, entrambi decisi a rientrare a far parte degli equilibri mediorientali e, d’altro canto, all’effettivo miglioramento delle relazioni siriane con alcuni vicini arabi, in primis l’Arabia Saudita e il Libano, un tempo acerrimi nemici della Repubblica siriana.
Se da un lato le relazioni con altri vicini come l’Iraq e lo Stato di Israele sembrano destinate in parte a peggiorare, il miglioramento sul fronte libanese, diretta conseguenza di quello con Riyadh, rappresentano un elemento di discontinuità molto positivo. Inoltre, Damasco sembra andare verso la firma dell’Accordo di Associazione con l’Unione Europea, per il quale si sono riaperti i negoziati lo scorso dicembre.
In ogni caso, il fatto che sembra essere più determinante nel miglioramento dei rapporti tra la Siria e l’Occidente, sembra essere il pacchetto di riforme economiche che il governo di Damasco sta tentando di portare avanti, in vista di un’apertura sempre maggiore ai mercati stranieri. Proprio lo scorso 4 gennaio la Siria ha approvato una legge secondo la quale le compagnie straniere potranno diventare azioniste di banche siriane, fino ad una quota pari al 60%, mentre prima le compagnie e gli investitori stranieri potevano possedere fino al 49% delle azioni di banche siriane, lasciando la maggioranza alle compagnie nazionali. Inoltre, le banche potranno aumentare il proprio capitale fino a 200 milioni di dollari, contro i 30 milioni di prima. La capacità di esportazioni del Paese nello stesso tempo sta crescendo a ritmi sostenuti e, dai 5,5 miliardi di dollari del 2004, è passata al valore di 15 miliardi di dollari nel 2008. Contemporaneamente Damasco sta lavorando per diversificare le propria economia e renderla meno dipendente dagli idrocarburi e, in tal senso, il settore più in crescita e su cui poter puntare per eventuali investimenti è quello del turismo, che è diventato il terzo settore dell’economia siriana, contribuendo al 14% del PIL. Il numero di turisti stranieri in visita in Siria è raddoppiato dai 2,5 milioni di persone del 2001 ai quasi 5 milioni nel 2008.

 

 

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