POLITICA

Cile: le prospettive in seguito al ritorno della Destra

07 Mar 2010 | BY DAVIDE TENTORI     

È notizia delle ultime settimane il ritorno della Destra al potere in Cile, vent’anni dopo la fine della dittatura di Augusto Pinochet. I cileni hanno eletto Presidente Sebastián Piñera, candidato della Coalición por el Cambio ed esponente del Partito Renovación Nacional.

Grande sconfitta è stata la Concertación, la coalizione di centrosinistra che governava il Paese andino da ormai un ventennio. Eduardo Frei, candidato della coalizione proveniente dalle file cristiano-democratiche e già Presidente del Cile dal 1994 al 2000, non è riuscito a raccogliere il “testimone” da Michelle Bachelet. Infatti, nonostante la popolarità nei confronti della Presidente uscente, superiore all’80%, la Concertación è stata penalizzata da tre fattori principali: la corruzione presente in alcuni settori pubblici, la carenza di appeal del candidato scelto, e soprattutto la defezione di Marco Enríquez-Ominami, giovane leader del Partido Socialista che ha deciso, a pochi mesi dalle elezioni, di correre da solo e ottenendo ben il 20% dei consensi. In occasione del ballottaggio, le preferenze per Enríquez-Ominami non sono confluite tutte a sinistra, ma si sono distribuite trasversalmente consentendo a Piñera di conservare un margine sufficiente per vincere le elezioni.
L’elezione di Piñera, uno degli imprenditori più ricchi del Paese (possiede una compagnia aerea continentale, un canale televisivo e la squadra di calcio del Colo Colo), ha fatto risuonare da più parti un campanello d’allarme risvegliando gli spettri del passato dittatoriale. In realtà, sembra che la vittoria di Piñera rappresenti un importante simbolo di maturazione del sistema politico cileno, in quanto la regola dell’alternanza è una delle caratteristiche fondamentali di ogni regime democratico. Inoltre, il Presidente eletto ha detto che nel suo Governo saranno nominate anche personalità provenienti dal centrosinistra: questa apertura nei confronti dell’opposizione è dettata essenzialmente dal fatto che Piñera non potrà godere della maggioranza in Parlamento: alla Camera ha un margine di soli due seggi rispetto alla Concertación, mentre al Senato quest’ultima può vantarne diciannove contro sedici. 
Per quanto riguarda la politica economica, non ci dovrebbero essere cambiamenti sostanziali, dal momento che il Cile è un’economia di mercato tra le più integrate e dinamiche sui mercati internazionali in tutto il panorama latinoamericano. Santiago è leader nella regione per quanto riguarda gli Investimenti Diretti Esteri e la diversificazione delle attività economiche degli ultimi decenni ha consentito al Paese di ridurre la propria dipendenza dallo sfruttamento delle materie prime, soprattutto il rame di cui è il primo produttore mondiale. Il PIL, dopo la battuta d’arresto dello scorso anno (-1,8% secondo la CEPAL), dovrebbe tornare a crescere con forza nel 2010 con una stima del +4,5%.
Infine, uno sguardo alla politica estera. Piñera potrebbe essere orientato ad approfondire la partnership con gli Stati Uniti e con la Colombia, ma è improbabile al momento che si formi un blocco contrapposto al Venezuela di Hugo Chávez. Anche in questo settore, dunque, è più probabile che il Cile proseguirà sulla scia della continuità con i Governi precedenti.

 

 

Il ponte fra le idee e la loro realizzazione

Capire il passato e anticipare il futuro per vivere il presente

Cittadini del mondo

Italian Center for Turkish Studies

Nuotare sicuri nell'oceano del web