Il Governo brasiliano si è posto l'obiettivo di ridurre drasticamente le importazioni di fonti energetiche. Se a metà degli anni '80 le importazioni ammontavano a più del 70 percento del fabbisogno nazionale, oggi sono state azzerate.
L’8 novembre del 2007 la società petrolifera di Stato Petrobras, di cui è oggi amministratore delegato José Sergio Gabrielli de Azevedo, annunciò a 250 Km al largo di San Paolo la scoperta del Campo Petrolifero di Tupi, così chiamato in onore di una delle principali famiglie linguistiche degli indios brasiliani (riserve stimate tra i 5 e gli 8 miliardi di barili di petrolio). Giacimenti resi convenienti dall'aumento del prezzo del greggio.
Il 21 gennaio 2008 fu scoperto sempre nel Bacino di Santos un secondo giacimento, a 37 Km da Tupi e 290 da Rio de Janeiro. Si stima che Jupiter abbia una capacità simile a quella di Tupi. Il 14 aprile del 2008 l’Agência Nacional de Petróleo ha reso noto che era stato individuato un ulteriore giacimento, Carioca.
La notizia dell'ultima scoperta è arrivata il 27 aprile 2010, effettuata nell'area di União, approssimativamente a 195 chilometri dalla costa di Rio, a una profondità 1889 metri sotto il livello dell'acqua. Si suppone siano presenti al largo delle coste tra i 30 e gli 80 miliardi di barili che collocherebbero la repubblica sud americana nella top ten degli Stati per quantità di riserve. Gli output provenienti da Campos Basin e la scoperta di nuovi giacimenti potrebbero far divenire il Brasile un Paese esportatore entro il 2015. Importanti riserve sarebbero così nascoste nel cosiddetto presal: uno strato a 7000 metri di profondità, sotto una cappa di sale profonda 2000 metri.
Lula ha promosso una legislazione petrolifera ad hoc per il presal e ha posto in essere una nuova società pubblica, la Petrosal. La Petrobras, unico operatore autorizzato nei nuovi giacimenti appena scoperti, potrà in joint venture con società straniere e private, gestire i progetti futuri. I nuovi contratti saranno gestiti dalla Petrosal. La sfida che aspetta la Petrobras e le altre compagnie impegnate nel Paese è impegnativa, sempre maggiori problemi si presenteranno per ottenere nuovi barili e da qui passare alla produzione. La situazione brasiliana viene definita come produzione in zone difficili, ciò comporta difficoltà nel trovare, sviluppare e mettere in produzione le nuove risorse.
Si renderanno dunque necessarie tecnologie innovative e il ripensamento della catena logistica, le difficoltà maggiori si riscontrano nelle piattaforme di trivellazione e nell'attrezzatura. La Petrobras si prepara al nuovo piano di investimenti e nel frattempo ha previsto di stanziare risorse per un ammontare di 174,4 miliardi fino al 2013. Il nuovo piano 2010-2014 prevederà probabilmente investimenti superiori ai 174 miliardi. Allo stesso tempo ci si aspetta un aumento della produzione dai 2,5 milioni di barili odierni ai 3,2 del 2013 fino a toccare i 5,9 nel 2020. La Petrobras vanta un esperienza lunga 56 anni e il 22 percento della produzione mondiale nel settore delle acque profonde. I vertici della Petrobras si dichiarano convinti che, nonostante la crescente importanza delle fonti di energia alternativa, il ruolo degli idrocarburi rimarrà pressoché inalterato nei prossimi anni. Secondo stime in loro possesso i biocombustibili saranno da qui al 2030 la fonte di energia che registrerà la crescita maggiore (5,3 percento l'anno), tuttavia il loro peso tra le fonti primarie di energia rimarrà basso.