Gli Emirati Arabi potenziano la Marina Militare e si rivolgono all’italiana Fincantieri per ampliare la propria flotta. L’ultimo ordine partito da Abu Dhabi prevede la realizzazione entro la seconda metà del 2012 di due unità navali stealth alle quali, secondo il recente accordo, potranno far seguito due ulteriori navi gemelle oltre al trasferimento di know how dal gruppo italiano a un cantiere emiratino.
Le prime due unità, denominate “Falaj 2”, saranno interamente costruite in Italia. Con una lunghezza di 55 m e una larghezza di 8,60 m, potranno ospitare un equipaggio di 28 persone e superare i 20 nodi di velocità, mentre la particolare progettazione della sovrastruttura ridurrà la visibilità dell’imbarcazione ai radar al fine di renderne difficoltosa la localizzazione. Sulle “Falaj 2”, così come sulla corvetta “Abu Dhabi Class” ordinata dalla Marina degli Emirati nel mese di agosto 2009, verranno montati i sistemi di combattimento SELEX Sistemi Integrati del gruppo Finmeccanica.
La SELEX è presente negli Emirati Arabi già da diversi anni grazie ad una joint venture con la locale ADSB (Abu Dhabi Ship Building) che nel 2005 ha dato vita alla ADSI (Abu Dhabi System Integration); quest’ultima, divenuta oggi un veicolo strategico per il trasferimento di tecnologia tra i due Paesi nell’ambito della sicurezza interna e della difesa, ha fruttato a Finmeccanica commesse per un valore complessivo di circa 70 milioni di euro nell’ambito della fornitura di sistemi di comando e controllo delle nuove navi da pattugliamento veloce della Marina Militare degli EAU.
In base alle linee guida del programma di ammodernamento della flotta emiratina, le due unità navali stealth commissionate a Fincantieri saranno caratterizzate da una notevole polivalenza che le renderà adatte a profili di missione diversificati. Oltre che nel consueto compito di pattugliamento e sorveglianza delle coste e delle acque territoriali, le “Falaj 2” dotate di sistemi SELEX potranno infatti essere impiegate nella difesa in caso di minacce aeree o di superficie, nonché in azioni offensive verso bersagli terrestri o navali, tanto in scenari nazionali quanto in quelli internazionali.
La Marina Militare degli Emirati ha tra le principali missioni quella di pattugliare le acque territoriali e vigilare sui propri possedimenti nel Golfo Persico, dove persistono ancora molteplici dispute, in particolare con l’Iran, circa il controllo di alcune isole. Nonostante abbia sottoscritto con gli Emirati nel 1972 un Memorandum di Intenti per dirimere tali questioni, Teheran ha ripetutamente violato le clausole contenute nell’accordo e nell’estate del 2008 ha aperto due nuovi uffici amministrativi sull’isola contesa di Abu Musa, scatenando aspre critiche da parte di Abu Dhabi e del Gulf Cooperation Council (GCC).
L’isola di Abu Musa rappresenta in effetti un possedimento strategico nel Golfo sia dal punto di vista economico che della sicurezza: oltre a essere un potenziale bacino petrolifero, da essa è possibile controllare uno dei principali pozzi di petrolio dell’Emirato di Sharjah,nonché il passaggio delle navi iraniane. Parallelamente al naturale sviluppo dal punto di vista militare di un Paese assurto nel giro di pochi anni a uno dei principali attori economici e finanziari della regione del Golfo, l’ammodernamento della flotta emiratina appare dunque una risposta alle ricorrenti violazioni degli accordi da parte della Repubblica islamica sull’isola di Abu Musa. L’Iran rappresenta tuttavia uno dei maggiori partner commerciali degli Emirati che difficilmente abbandoneranno l’azione diplomatica sempre privilegiata nei confronti di Teheran, per intraprendere un concreto intervento militare.