Alla fine Eni, per voce del suo AD Paolo Scaroni, ha rinunciato. Nei giorni scorsi era trapelata la notizia che il gruppo italiano avrebbe raggiunto un accordo per l’acquisto degli asset di Heritage Oil, potendo così controllare il 50% di due blocchi petroliferi nel bacino del Lago Albert, in Uganda.
A questo punto l’iniziativa passa nelle mani di Tullow Oil e del Governo di Kampala, ancora intenzionati a sfruttare le potenzialità del mercato energetico ugandese.
La svolta nella gestione delle riserve dei due blocchi petroliferi del Lago Albert, dopo sei anni di partnership tra Heritage e Tullow, avviene il 25 Gennaio scorso dopo che gli azionisti di Heritage si sono riuniti per votare se accettare o meno la volontà da parte di Tullow Oil di esercitare il diritto di prelazione sui blocchi, oggetto di un'intesa preliminare tra Heritage ed Eni. A seguito dell’iniziativa di Tullow, Heritage ha annunciato l'intenzione di vendere la sua quota e, con la benedizione del Governo di Kampala, aveva raggiunto un accordo per cedere i suoi asset ad Eni per una cifra vicina agli 1,5 miliardi di dollari.
A questo punto, con la rinuncia del gruppo italiano, la partita per lo sfruttamento delle riserve petrolifere del Lago Albert verosimilmente si giocherà su due livelli. Da parte di Tullow è stata ribadita la volontà di trovare un accordo con Cnooc (la compagnia cinese ha comunicato che pagherà 2.5 milioni di dollari per una proprietà di Tullow in beni di petrolio ugandesi), mentre dall’altra il Governo ugandese per iniziativa del Presidente Yoweri Museveni ha incontrato i rappresentanti di Lukoil, compagnia petrolifera russa, incoraggiandoli ad investire nella raffinazione di petrolio in Uganda.