AMBIENTE

Italia-Libia: una rapporto a tutto gas

07 Mar 2010 | BY DOTT. GEOL. SIMONE BARANI     

La storica visita di Muhammar Gheddafi in Italia apre una nuova fase nei rapporti tra i due Paesi dopo il Trattato di Amicizia firmato a Bengasi il 10 agosto 2008, con le  scuse del Presidente del Consiglio Berlusconi a nome dell'Italia  per le ferite del periodo coloniale; un evento senza precedenti per una ex potenza coloniale.

In base a questo Trattato l’Italia si impegna a pagare 5 miliardi di dollari in 20 anni attraverso investimenti e progetti di cooperazione nell'ex colonia. Questa cifra arriverà, secondo i progetti,  da una tassazione aggiuntiva sulle aziende petrolifere italiane che operano in Libia (in particolare l'ENI). Agli impegni economici italiani si aggiungono i numerosi importanti investimenti di uomini d’affari libici, tra i quali lo stesso Gheddafi, che hanno deciso di diventare azionisti di società italiane come la stessa ENI e Unicredit.
Sul panorama degli accordi economici tra i due Paesi si scorge quindi un roseo futuro che prevede ulteriori investimenti da ambo i lati. Il “gemellaggio” tra Italia e Libia non è quindi momentaneo: la cooperazione tra i due Paesi si intende a lungo termine.
La Libia rappresenta per l'Italia un importante esportatore di petrolio e in chiave futura anche di gas. L'ENI è il principale operatore petrolifero in Libia, con una media di 550.000 barili al giorno e ha siglato nuovi accordi su gas e petrolio con Tripoli, che  proteggerà la posizione privilegiata dell'azienda italiana almeno fino al 2047. Per rafforzare il legame di mutua cooperazione è previsto l’ampliamento del metanodotto che collega i giacimenti a nord e a sud di Tripoli; tale gasdotto collegherà la capitale libica con la Sicilia, precisamente con Capo Passero.
È bene ricordare che l’ENI controlla il 50% del Western Libyan Gas Project, in compartecipazione con la compagnia statale libica, la National Oil Corporation (NOC); si tratterà del primo progetto finalizzato all’esportazione del gas libico in Europa, che a pieno regime potrà ricevere 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno.
Secondo i dati del MAE relativi al 2008, l’interscambio commerciale tra Roma e Tripoli ha raggiunto i 20 miliardi di euro. L’entità di questa cifra è riconducibile in gran parte all’import nel settore degli idrocarburi, che genera un flusso di quasi 15 miliardi di euro all’anno. L’import è dunque dominato, al 98%, dagli idrocarburi e dai prodotto petroliferi grezzi, mentre l’export italiano si concentra soprattutto sui prodotti petroliferi raffinati e su macchinari e tecnologie industriali.
Il rafforzamento delle relazioni tra i due Paesi fa leva dunque in primo luogo sui rapporti economici e commerciali. L’Italia si è assicurata una fornitura di idrocarburi in grado di sostentare il 33% del fabbisogno nazionale per oltre 40 anni e la Libia, grazie ai futuri investimenti degli imprenditori italiani sul suo territorio, potrà accelerare il proprio sviluppo economico.

 

 

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